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CReI, il tempo 2.0 dell'appropriatezza prescrittiva 2.0

A chiusura dei lavori del XXI Congresso Nazionale del Collegio Reumatologi Italiani che quest’anno ha trattato di “Flogosi ed Autoimmunità”, si parla del tempo 2.0 dell’appropriatezza prescrittiva. In cosa consiste questa nuova versione? «Dobbiamo per forza iniziare dal concetto di appropriatezza organizzativa, altrimenti parlare di appropriata prescrittiva senza questa premessa lascia un po’ il tempo che trova», osserva Gilda Sandri, Ricercatore Universitario presso l’Azienda Universitaria Ospedaliera Policlinico di Modena e Vicepresidente neoeletto del CReI.

Ma che cosa intende il CReI con il concetto di appropriatezza organizzativa? «Garantire a tutti i cittadini lo stesso trattamento, naturalmente adattato in base alle caratteristiche cliniche di ognuno. Per fare questo, però, ci si deve dotare di alcuni fattori fondamentali, a cominciare da una cartella paziente completa di tutti i dati. Il cosiddetto centro prescrittore, poi, deve provvedere al raggiungimento dell’omogeneità tra tutti gli attori al suo interno, per far sì che anche la prescrizione degli specialisti sia omogenea rispondendo sia alle raccomandazione internazionali o interne di tipo scientifico sia a tutte le normative di tipo legislativo». Questo, assicura la Dottoressa Gilda Sandri, avrà delle ricadute positive dal punto di vista economico. Ma, avverte la reumatologa del CReI, «pensare nell’ottica del risparmio non vuol dire fare la scelta di un farmaco meno costoso. Il “vero” risparmio è ben espresso nel concetto di “dare il farmaco giusto, al momento giusto, al paziente giusto. Quindi, è inutile concentrarsi sul solo costo del farmaco: è un bene di salute, e ci dobbiamo preoccupare della salute del paziente».  

Riassumendo, per il CReI, come si ottiene una buona appropriatezza prescrittiva? «L’appropriatezza, per definizione, dipende dal medico prescrittore e ricalca quello che dice l’AIFA. L’appropriatezza riguarda il medico, perché è l’ultimo che compie l’atto prescrittivo. Ecco perché, ribadisco, è sull’appropriatezza del prescrittore che dobbiamo porre l’attenzione», sottolinea il Vicepresidente del CReI. «Una presa in carica globale del paziente prevede una serie di elementi che passano dall’uniformità del trattamento, dall’integrazione, dalla multidisciplinarietà. Solo favorendo tutti questi elementi si può scegliere il farmaco giusto al momento giusto, per il paziente giusto». Ma un’ultima condizione è d’obbligo ricordarla: «I prescrittori devono avere una situazione di lavoro che consenta loro di svolgere la mansione nel migliore modo possibile», conclude Gilda Sandri.


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