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Cronicizzazione artriti e attivitÓ fisica, quale legame?

L’impatto dell’attività fisica sulla cronicizzazione delle malattie reumatiche come l’artrite reumatoide (AR) e le spondiloartriti (SpA) è da tempo oggetto di studi, ma il suo ruolo preciso nell’induzione o nella persistenza di malattia e sui meccanismi di rimodellamento osseo è ancora poco noto.

Uno studio condotto su modello animale murino, recentemente pubblicato sulla rivista ARD, ha gettato nuova luce sulla questione, identificando nei meccanocettori un ruolo chiave nell’innescare o sregolare alcuni pathway biochimici locali e sistemici, influendo (positivamente o negativamente) sulla storia naturale e gli outcome di malattia.

Razionale e obiettivi dello studio
Un tratto caratteristico comune dell’AR e della SpA è rappresentato dal loro impatto sulle articolazioni sinoviali (in particolare quelle del ginocchio e della caviglia) e sui tendini.
Una peculiarità delle strutture sopra menzionate è quella della loro elevata esposizione a stress meccanici: ciò suggerisce, pertanto, che questi stress biomeccanici potrebbero avere un’influenza sul decorso di queste patologie.

A supporto di questi ipotesi, alcuni dati clinici recenti suggeriscono come la richiesta di maggior sforzo fisico si associ a progressione più severa di spondilite anchilosante (AS) e di artrite psoriasica (PsA). Nell’AR, invece, una maggiore attività fisica che richiede sforzo si associa ad un rischio di malattia con presenza/assenza di sieropositività agli anticorpi ACPA.
Non solo: è stato anche documentato in letteratura che l’esercizio fisico potrebbe condurre a recidive di malattia.

Dunque, lo stress biomeccanico potrebbe stimolare l’insorgenza o influenzare il decorso dell’infiammazione articolare.

Per confermare la validità di questa ipotesi è stato implementato questo nuovo studio che, utilizzando un modello di artrite collegane-indotta in un ceppo murino, allo scopo di studiare l’impatto sull’artrite indotta di regimi di carico articolare differenti (immobilizzazione degli arti posteriori vs. corsa volontaria vs. condizioni controllo).

Disegno e sintesi risultati principali
I ricercatori hanno valutato lo sviluppo di artrite collagene indotta sia clinicamente che istologicamente sotto i regimi di carico articolare sopra indicati. La porosità della superficie ossea è stata quantificata mediante tomografia computerizzata a risoluzione elevata (HRCT). Inoltre sono state condotte analisi di espressione genetica, associate a tecniche di amplificazione, sulle entesi e su tessuto sinoviale murino e poi anche umano (normale o infiammato). Si è fatto ricorso al test ELISA, invece, per determinare i livelli di citochine e chemiochine sieriche.

Lasciando al lettore la disamina completa del lavoro condotto dai ricercatori, dalla lettura dei risultati è emerso che la corsa volontaria influenza il decorso dell’artrite alterando la fase di risoluzione dell’artrite sperimentale indotta dal collagene, con conseguente cronicizzazione dell’infiammazione e persistenza della porosità ossea.

In particolare, i ricercatori sono riusciti a dimostrare che:
- la transizione alla cronicizzazione di malattia, causata dalla corsa volontaria, non è legata a risposte sistemiche
- l’infiammazione indotta dalla corsa volontaria è controllata dall’attivazione delle proteine del complemento
- la mancata risoluzione dell’artrite sperimentale indotta da collage è associata ad un’espressione genica differenziale di alcuni pattern molecolari associati al danno, all’attivazione dei recettori Fcγ (legati alle funzioni immunitarie innate e adattative ma anche all’osteoclastogenesi) e alla variazione del fenotipo dei fibroblasti
- la risoluzione dell’artrite è regolata dalla cellule Treg (note per la loro capacità di controllare le cellule effettrici del sistema immunitario (v. produzione anticorpi) e di sopprimere l’infiammazione locale): con la corsa volontaria si induce un’alterazione di questo meccanismo di controllo

Riassumendo
In conclusione, lo studio ha fornito indicazioni di come una diversa attività fisica possa influenzare la cronicizzazione di un’artrite. Infatti, è stato dimostrato che la corsa volontaria promuove la cronicizzazione di malattia grazie ai meccanocettori che guidano l’attivazione delle proteine del complemento. Lo studio ha osservato, inoltre, che la risoluzione dell’artrite è mediata dalla cellule Treg e che la corsa volontaria, alterando questo controllo, contribuisce, invece, alla cronicizzazione di malattia.
Ciò suggerisce la possibilità, in futuro, di guidare l’implementazione di raccomandazioni sullo svolgimento di attività fisica ad hoc in pazienti affetti da AR o da SpA.

Nicola Casella

Bibliografia
Cambré I et al. Running promotes chronicity of arthritis by local modulation of complement activators and impairing T regulatory feedback loops. Ann Rheum Dis 2019;0:1–9. doi:10.1136/annrheumdis-2018-214627
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