News Scientifiche

Fibromialgia sul posto di lavoro: quali i fattori di rischio di assenza per malattia?

Nelle donne affette da fibromialgia sono le difficoltà sul posto di lavoro, la limitata progressione di carriera, la ripetitività e la mancata conoscenza della malattia da parte di colleghi e superiori, oltre al “pendolarismo”, ad influire in modo rilevante e indipendente sul rischio di assenze per malattia piuttosto che le caratteristiche intrinseche della condizione fibromialgica. Queste le conclusioni di una survey pubblicata su BMC Rheumatology da una equipe di ricercatori francesi che suggerisce la necessità di adottare interventi opportuni sul posto di lavoro per le donne affette da fibromialgia.

Razionale e disegno dello studio
“Le persone affette da fibromialgia si caratterizzano per rischi più elevati di disoccupazione e di disabilità a lungo termine rispetto alla popolazione generale – scrivono i ricercatori nell’introduzione allo studio -. I tassi di disabilità variano tra il 25% e il 50%. In uno studio condotto su 39 pazienti fibromialgiche, è emerso come le donne incluse nello studio esprimessero problemi relativi agli orari di lavoro, alla sua ripetitività, con conseguente riduzione della produttività e presenza di problemi di concentrazione”.

“Tali difficoltà – continuano – potrebbero rendere difficile per queste pazienti lo svolgimento di attività lavorative, inducendole ad assentarsi più frequentemente dal posto di lavoro. E’ stato dimostrato, a tal proposito, che le persone fibromialgiche impiegate tendono a ricorrere a congedi lavorativi per malattia in misura tre volte superiore ai lavoratori non affetti da fibromialgia”.

Per analizzare i fattori di rischio di congedo per malattia in donne professionalmente attive affette da fibromialgia, i ricercatori hanno condotto una survey, basata sulla somministrazione di un questionario messo a punto da medici specializzati in Medicina del Dolore e Medicina del Lavoro, insieme ad alcune organizzazioni di pazienti.

Nel periodo di reclutamento dello studio, della durata di 5 mesi, i ricercatori hanno reclutato 955 donne lavoratrici a tempo pieno, che avevano ricevuto diagnosi di fibromialgia in base al test FiRST (the Fibromyalgia Rapid Screening Tool).

Il questionario sottoposto, costituito da 103 domande, è stato messo a punto con un’associazione francese di pazienti (the SOS Fibromyalgia Association) ed era accessibile sui siti web di questa associazione e dell’Associazione francese pazienti reumatici (AFLAR), come pure su Facebook. Il questionario prevedeva anche la richiesta di informazioni sulla frequenza delle assenze dal posto di lavoro per malattia nel corso dell’anno precedente lo svolgimento della survey. Tutte le partecipanti alla survey sono state informate, a mezzo documentazione scritta, sugli obiettivi dello studio.

Risultati principali
Dallo studio è emerso che la media dei giorni di assenza per malattia rilevata nel campione di 955 donne fibromialgiche reclutate nella survey era pari a 37 giorni.
Sul totale del campione di donne considerato, il 36% non si è mai assentato per malattia nel corso dell’anno precedente lo svolgimento della survey, a fronte di un 38% di donne che si era assentato fino ad un mese di malattia, un 14% da uno a due mesi e un 12% per più di 2 mesi.

Quando, però, I ricercatori hanno approfondito le cause di queste assenze, non sono emerse differenze significative tra gruppi di donne che si assentavano di meno o di più in termini di caratteristiche demografiche, sintomatologia fibromialgica riferita, severità funzionale e disagio psicologico.

L’analisi multivariata successiva, che ha preso in considerazione tutti i possibili fattori di assenza per malattia registrati nella survey, ha identificato solo 5 fattori indipendenti significativamente associati con l’outcome in questione: pendolarismo, difficoltà sul posto di lavoro, limitazioni di progressione di carriera, e mancato riconoscimento della malattia da parte dei colleghi di lavoro e dei superiori.

Non solo: i ricercatori hanno documentato l’esistenza di una relazione “dose-effetto” di questi fattori con le assenze per malattia: il rischio associato per ciascuno dei 5 fattori sopra menzionati aumenta con la durata dell’assenza per malattia, con la maggior parte di questi fattori che è risultata associata ad un incremento pari, almeno, a 2,5 volte del rischio di assenze dal posto di lavoro per malattia superiori ai 60 giorni.

Pendolarismo e difficoltà sul posto di lavoro, inoltre, sono risultate significativamente associate con assenze per malattia di durata inferiore (da 1 a 30 giorni).

Al contrario, lo stress lavorativo, lo sviluppo di carriera, lo svolgimento di attività sedentaria, lo svolgimento di attività lavorativa in ambienti rumorosi, il lavoro al computer e i cambiamenti di mansione lavorativa sono risultati associati in modo indipendente con il rischio di assenze dal posto di lavoro per malattia.

Limiti e implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno ammesso la presenza di limiti metodologici intrinseci del loro lavoro, quali la presenza di bias di selezione (hanno partecipato allo studio i pazienti che avevano accesso al web con diagnosi autoriferita di fibromialgia) e la natura osservazionale dello studio, che non permette di stabilire relazioni causa-effetto.

Ciò premesso, “lo studio è uno dei primi a descrivere, nella realtà francese, l’impatto dei fattori socio-professionali e clinici associati con le assenze dal lavoro per malattia – scrivono i ricercatori nelle conclusioni del lavoro -. I risultati ottenuti sottolineano la predominanza del contesto socio-professionale rispetto alle caratteristiche cliniche e demografiche nella capacità delle donne affette da fibromialgia di rimanere al lavoro”.

Lo studio, quindi, è importante ai fini della gestione della fibromialgia sul posto di lavoro, dal momento che la maggior parte dei fattori di rischio è legata all’ambiente lavorativo e può essere oggetto di modifiche, preferibilmente con l’aiuto di uno specialista in Medicina del lavoro, edotto su queste problematiche.

Nicola Casella

Bibliografia
Laroche F et al.  BMC Rheumatol. 2019;doi:10.1186/s41927-019-0089-0.
Leggi
Torna all'archivio