Malattie reumatiche

Apremilast, positivi i dati dello studio di fase III PALACE -1 nell'artrite psoriasica

Nel corso del meeting annuale dell’American College of Rheumatology  sono stati presentati i dati del primo studio di Fase III noto come PALACE-1 condotto con apremilst in pazienti con artrite psoriasica. I risultati di questo trial hanno documentato come apremilast, migliori significativamente i segni e i sintomi dell’artrite psoriasica in pazienti già sottoposti a terapia con farmaci modificanti il decorso della malattia (DMARD) senza esito positivo, compresi i pazienti sottoposti a una terapia biologica senza esito positivo. 

Sviluppato dall’americana Celgene, questo farmaco è una “small molecule”  orale che inibisce l'attività della fosfodiesterasi 4 (PDE-4) e modula la produzione di molteplici mediatori pro ed anti-infiammatori, tra cui il TNF-α, IL-23, IL-10 ed altre citochine.

Lo studio PALACE-1 è il primo di tre studi multicentrici, doppio cieco, a gruppi paralleli, controllati vs placebo, di Fase III, previsti dal programma PALACE e disegnati allo scopo di valutare l’efficacia di un inibitore orale della PDE-4 in pazienti con AP in trattamento pregresso con DMARDs e/o terapia biologica e/o refrattari al trattamento con un farmaco anti-TNF.Il trial prevedeva che apremilast venisse impiegato da solo o in combinazione con DMARDs. I pazienti reclutati nella sperimentazione sono stati circa 500 e, sono stati randomizzati al trattamento con apremilast ai dosaggi di 20 o 30 mg bis/die o con placebo.

I risultati hanno dimostrato la capacità di apremilast, in monoterapia, ai due dosaggi utilizzati di  20 e 30 mg BID, di indurre, a 16 settimane dall’inizio della sperimentazione, un numero statisticamente significativo e più elevato di risposte ACR20 rispetto al placebo (31,5% e 50,8% rispettivamente vs 10,5% per il placebo; P<0,05 e P<0,0001), con nessun vantaggio ulteriore derivante dall’aggiunta di DMARDs orali al trattamento con l’inibitore di PDE-4. Risposte ACR 20 più elevate sono state inoltre documentate nella popolazione di pazienti naive alla terapia con farmaci biologici trattata con apremilast 30 mg bis/die in monoterapia, rispetto al placebo (59% vs 12%; P<0,005).

Considerando l’intera popolazione in studio, sono state documentate variazioni statisticamente significative della riduzione dei segni e dei sintomi dell’AP (misurate dall’endpoint primario ACR20 a 16 settimane di trattamento)  nel 41% dei pazienti  trattati alla dose giornaliera complessiva di 30 mg BID (P<0,0001)   rispetto al 19,4% dei pazienti randomizzati al gruppo placebo. Anche l’analisi degli endpoint secondari, tra i quali ACR50, ACR70, DAS-28, risposta EULAR buona o moderata e CDAI, ha suffragato l’efficacia del farmaco al dosaggio maggiore, alla settimana 24, nell’indurre variazioni significative dei segni e dei sintomi dell’AP.  Risultati statisticamente robusti sono stati anche dimostrati per le misure relative alla funzione fisica (HAQ-DI, SF-36 score relativo al dominio della funzione fisica) e questi risultati sono stati mantenuti a 24 settimane.

Lo studio ha confermato il profilo generale di sicurezza di apremilast con quello ottenuto negli studi di fase II. Non è stata documentata la presenza di infezioni opportunistiche (compresa la tubercolosi) o di linfomi fino alla 24esima settimana, né tanto meno un incremento del rischio di eventi cardiovascolari. Il farmaco è risultato in generale ben tollerato, con un’incidenza di eventi avversi prevalentemente di grado lieve-moderato e un’incidenza di eventi avversi seri e di tassi di abbandono sovrapponibili tra i bracci di trattamento.

Sulla base degli studi PALACE, nella prima metà del 2013 Celgene intende depositare all’Fda il dossier registrativo per apremilast, per il quale chiederà l’indicazione per l’artrite psoriasica. Nella seconda metà del 2013, si prevede venga effettuata la submission all’Fda per l’indicazione per la psoriasi e nello stesso periodo all’Ema, sia per l’artrite psoriasica che per la psoriasi. 


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