Terapia

Artrite reumatoide, via libera di Aifa per abatacept in prima linea biologica

Abatacept, farmaco biologico già utilizzato in Italia da oltre quattro anni, è ora disponibile per il trattamento in prima linea biologica dell'artrite reumatoide moderata/severa dell'adulto, in combinazione con metotressato (MTX). Il via libera nel nostro Paese da parte di Aifa segue il parere favorevole della Commissione europea dello scorso luglio.

Il regime di rimborsabilità per abatacept, in classe H e soggetto a prescrizione medica limitativa (RRL) da parte di centri ospedalieri o di specialisti (Reumatologo, Internista), è stabilito dalla determinazione dell'Aifa pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n.56 del 9 marzo 2011.
Abatacept, la prima e unica proteina di fusione umana che blocca l'attivazione dei linfociti T, è in grado di "normalizzare" il processo infiammatorio associato alla malattia e di tenerla sotto controllo nel tempo. Il suo utilizzo subito dopo il metotressato consente di raggiungere e mantenere, nei follow up degli studi clinici che attualmente arrivano a 7 anni, una bassa attività di malattia o la remissione. Grazie anche al buon profilo di sicurezza, più del 50% dei pazienti beneficia ancora della terapia a 7 anni.

L'artrite reumatoide è una patologia fortemente invalidante che colpisce in particolare le articolazioni delle mani e dei piedi e impedisce di compiere i gesti più semplici, come camminare, sollevare una bottiglia o un bicchiere d'acqua o comporre un numero di telefono. In Italia si stimano circa 300mila casi e le donne (in particolare in età fertile, tra i 35 e i 40 anni) sono maggiormente colpite con un rapporto di 4:1.
La riduzione delle capacità motorie in questi pazienti determina un peggioramento della qualità di vita, perdita di capacità lavorativa, necessità di spese mediche ingenti e rischio di dover ricorrere a interventi chirurgici. Entro 10 anni dalla comparsa della malattia, il 50% dei pazienti non è più in grado di svolgere un lavoro a tempo pieno. La loro qualità di vita scende ad un livello paragonabile a quello di chi soffre di scompenso cardiaco e diabete.

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