Terapia

Osteopontina predice remissione clinica AR dopo un anno di trattamento con tocilizumab

Livelli sierici ridotti di osteopontina (OPN), una proteina pro-infiammatoria sovraespressa nei pazienti con AR e dotata di proprietà pro-infiammatorie, sarebbero in grado di predire la remissione clinica in pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) naive ai farmaci biologici e trattati per un anno con  tocilizumab (TCZ) ma non con infliximab (IFN).

Queste le conclusioni di uno studio giapponese di recente pubblicazione online su PlosOne che, se confermati in altre popolazioni, potrebbero ottimizzare la scelta del farmaco biologico da utilizzare in pazienti con AR naive ai biologici.

I farmaci biologici aventi come target il TNF-alfa e l'IL-6 hanno rappresentato un progresso considerevole nel trattamento dell'AR. Comunque, le risposte a ciascun farmaco biologico variano individualmente. Di qui la necessità di un'ottimizzazione della scelta, con conseguente beneficio sia in termini clinici che di consumo di risorse sanitarie.”

Obiettivo di questo studio, pertanto, è stato di identificare delle variabili di partenza utili e dei marker biologici misurabili nel sangue periferico allo scopo di predire la remissione clinica (CDAI < 2,8) in pazienti con AR naive ai biologici, dopo trattamento per un anno con TCZ, un inibitore di IL-6, e IFX (farmaco anti-TNF-alfa).

I ricercatori hanno analizzato i profili di espressione di alcuni marker biologici in 57 pazienti con AR trattati con IFX e in 70 pazienti trattati con TCZ nel triennio 2010-2013.

I pazienti trattati con il farmaco anti-TNF-alfa avevano un'età media di 55,8 anni e una durata media di malattia pari a 7,7 anni. Quelli in trattamento con il farmaco anti-IL-6, invece, avevano un'età media di 56,6 anni e una durata media di malattia pari a 5,9 anni.

All'inizio dello studio, i ricercatori hanno visitato i pazienti per misurarne l'attività di malattia (CDAI, Clinical Disease Activity Index) e raccoglierne alcuni dati anamnestici (età, sesso, durata di malattia, dose di prednisolone, dose di MTX, utilizzo di altri DMARD).
Inoltre, i pazienti inclusi nello studio sono stati sottoposti a prelievo ematico immediatamente prima dell'inizio della prima infusione del farmaco assegnato e a distanza di un anno per la valutazione dei livelli di proteina reattiva C (CRP), fattore reumatoide, anticorpi ACPA, IL-1-beta, IL-2, IL-6, IL-8, IL-10, IL-17, TNF-alfa, fosfatasi ossea alcalina, osteonectina e osteopontina.

Nel corso del primo anno di trattamento, 7 pazienti hanno interrotto la terapia con IFX e tre quella con TCZ.

L'analisi univariata non ha documentato l'esistenza di variabili di base associate con i punteggi di attività di malattia nei pazienti sottoposti a trattamento con IFX.
Invece, la giovane età, i livelli basali di osteopontina, il ricorso a dosi più basse di prednisolone e livelli ridotti di CRP sono stati associati con la remissione ad un anno dall'inizio del trattamento con TCZ. Tale correlazione è rimasta intatta anche dopo esclusione dei pazienti non trattati anche con metotressato.

L'analisi multivariata ha confermato, invece, l'esistenza di una correlazione significativa tra i livelli basali di OPN e la remissione di malattia dopo un anno di trattamento con TCZ e nessuna correlazione tra le variabili e i marker biologici da un lato e l'attività di malattia dopo trattamento per un anno con IFX.

Nel commentare i risultati dello studio, gli autori hanno sottolineato come OPN sia risultato associato in modo significativo a CRP e IL-6, ma non a TNF-alfa  e che i livelli medi dei marker di risposta all'infiammazione (CRP e VES) e i punteggi medi degli indici di attività clinica siano risultati più bassi nel gruppo trattato con TCZ rispetto a quello trattato con IFX, perquanto le differenze tra i gruppi non siano state statisticamente significative.

“Nel complesso – aggiungono gli autori -riteniamo di aver osservato una risposta migliore a TCZ nei pazienti con infiammazione meno marcata in quanto questa condizione è di più facile trattamento. Ciò potrebbe facilitare la comprensione dei risultati ottenuti nello studio (livelli OPN legati alla risposta”.

Infine, in relazione alle modalità di misurazione di OPN nel loro studio, i ricercatori hanno ammesso l'esistenza di pubblicazioni secondo le quali l' OPN plasmatica sarebbe più stabile di quella sierica (misurata in questo studio) e che la misurazione di OPN plasmatica sarebbe più affidabile.

Di qui il suggerimento finale, per i prossimi studi confermativi, di misurare non solo l'OPN sierica ma anche quella plasmatica.

Nicola Casella

Bibliografia
Izumi K et al. Baseline Serum Osteopontin Levels Predict the Clinical Effectiveness of Tocilizumab but Not Infliximab in Biologic-Naïve Patients with Rheumatoid Arthritis: A Single-Center Prospective Study at 1 Year (the Keio First-Bio Cohort Study). PLoS ONE 2015; 10(12): e0145468.
doi:10.1371/journal.pone.0145468
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