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Poliartriti all'esordio, in dirittura d'arrivo nuovo marker di predizione outcome sfavorevole a lungo termine

Uno studio di recente pubblicazione su Arthritis Research and Therapy ha probabilmente individuato nei livelli sierici della proteina  14-3-3η, in combinazione con i marker prognostici esistenti, un nuovo strumento che potrebbe migliorare l'identificazione più accurata di pazienti con poliartrite all'esordio (EPA) a rischio di outcome sfavorevole nel lungo termine.

Nello specifico, i ricercatori hanno osservato che livelli elevati di questa proteina sarebbero associati ad un sottogruppo di pazienti che presentano un rischio elevato di malattia clinicamente refrattaria e di danno articolare significativo a 5 anni. Inoltre, questi pazienti sarebbero a rischio elevato di danno strutturale, nonostante il raggiungimento dello stato di remissione, come documentato dall'indice SDAI (Simple Disease Activity Score).

Come è noto, l'età, la presenza di livelli elevati di proteina reattiva C (CRP) e di autoanticorpi sono stati associati con un peggioramento della prognosi in pazienti con EPA, ricordano gli autori nell'introduzione al lavoro.

La proteina sierica  14-3-3η rappresenta un marker biologico di derivazione articolare che stimola le citochine e gli enzimi a perpetuare i processi infiammatori locali che quelli sistemici e che potrebbe contribuire all'insorgenza di danno articolare. E' simile alla proteina reattiva C in quanto livelli elevati o sostenuti di questa proteina sono associati con una prognosi cattiva a lungo termine, soprattutto nelle persone più anziane.

Obiettivo di questo studio, pertanto, è stato quello di valutare, nel corso di un follow-up della durata di 5 anni, il potenziale prognostico aggiuntivo di  14-3-3η in pazienti con EPA.

Lo studio, basato sull'analisi di 331 pazienti (62% di sesso femminile, età media 60 anni) seguiti  per  5 anni, ha dimostrato come la combinazione di livelli elevati di CRP e di 14-3-3η, sia in condizioni iniziali che durante il trattamento, siano indicative di una prognosi sfavorevole, a suggerire che la maggior parte di questi pazienti andrà incontro a danno articolare in modo statisticamente significativo, soprattutto i soggetti più anziani.

Non solo: più elevati erano i livelli basali di 14-3-3η, più forte è stata l'associazione osservata con la progressione radiografica di malattia da 18 a 30 mesi (r=0,14; p=0,018).
“Dal momento che i pazienti in età più avanzata sono particolarmente suscettibile al danno articolare in presenza di livelli elevati di 14-3-3η  e di CRP, questa combinazione di marker sfavorevoli potrebbe essere utilizzata per identificare quei pazienti aventi una maggiore probabilità di beneficiare da strategie di trattamento più mirate – scrivono gli autori nella discussione del lavoro”.

Nel commentare i risultati, gli autori hanno ammesso la presenza sia di punti di forza (come la dimensione numerica del campione di pazienti e la natura prospettica dello studio) che di debolezza.

Quanto a questi ultimi, gli autori hanno ricordato che solo i pazienti con EPA sono stati seguiti per 5 anni, la maggior parte dei pazienti era molto giovane, più frequentemente sieropositiva per il fattore reumatoide (RF) ma non agli anticorpi anticitrullinati.

Ma il limite più importante riconosciuto dagli autori è quello che lo studio ha permesso di identificare i pazienti a rischio più elevato di prognosi sfavorevole nel lungo termine, ma non ha determinato se l'utilizzo di risultati del saggio proteico per ottimizzare il trattamento farmacologico possa effettivamente prevenire o ritardare lo sviluppo di outcome sfavorevoli.

Di qui il loro suggerimento ad allestire studi ulteriori che si focalizzino sul ruolo che la misurazione dei livelli sierici di  14-3-3η potrebbe avere nel diagnosticare l'AR in pazienti con poliartrite all'esordio.

Nicola Casella

Bibliografia
Carrier N et al. Serum levels of 14-3-3η protein supplement C-reactive protein and rheumatoid arthritis-associated antibodies to predict clinical and radiographic outcomes in a prospective cohort of patients with recent-onset inflammatory polyarthritis. Arthritis Research & Therapy201618:37 DOI: 10.1186/s13075-016-0935-z
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